C'ERA UNA VOLTA...
Salvaguardia dei
BENI CULTURALI
OPRA DE' PUPI
UN PATRIMONIO DA SALVARE

Nino Amico con i suoi pupiIn margine al libro di Maria Antonietta Maiuri Noi pupari, pubblicato di recente, ritengo che l'arte dei marionettisti catanesi, definiti come "pupari", richiederebbe almeno qualche attenzione.
Rilevata l'importanza del lavoro dell'autrice, e constatato come un peccaminoso silenzio degli esperti e degli editori locali abbia emarginato l'Opera dei Pupi da una informazione mirata alla condizione socio-culturale dei "pupari", scendiamo in campo nella speranza di essere ospitati da una stampa "benigna" e partecipe.
Sebbene il libro descriva profili biografici dei pupari catanesi di ieri e di oggi, con occhio attento, tenero e riguardoso, non possiamo non essere appagati, per ora, dall'evento editoriale.
Quantunque il sottotitolo del libro accenni anche ai "pupari di oggi", per il momento ci limiteremo a parlare di quelli di ieri, meritando l'Opera dei Pupi di oggi un cenno a parte per le sue tendenze innovative. Ne parleremo in seguito, sempre che la stampa e il Centro Studi Storico-Sociali Siciliani di Catania che ospita questi ricordi ce ne proporrà altri.
"Puparo", a voler essere precisi, resta un termine che non definisce compiutamente la realtà biografica di quanti stanno nelle trascorse cronache di quel teatro. Come puparo è per lo più pensato chi comunque faccia spettacoli di Opera dei Pupi. Il termine, per la verità, era poco usato fra i pupari. Si preferiva, infatti, "operante" e tuttavia in senso generico. Vediamo perché.
Il Teatro dei Pupi è stato definito un "teatro totale": all'interno di esso operavano diverse attività manuali, artigianali ed artistiche, alcune affidate alla committenza, altre espletate dal puparo stesso. Le elenchiamo: 1) Muratore, falegname, e decoratore del locale; 2) Scenografo e/o cartellonista; 3) Costruttore dei pupi (all'interno di quest'ultima distinguiamo il costruttore dello scheletro, il fabbro delle bacchette di animazione e delle giunture, il ramaiolo che faceva le armature e il sarto che cuciva le vestamenta); 4) Parlatore e parlatrice a cui erano demandate la messinscena: sceneggiatura, regia e recitazione a soggetto; 5) Impresario-gestore del locale.

Il libro di M.A. Maiuri Orbene, il libro della Maiuri, sebbene induca simpatia per i pupari narrati, non specifica a sufficienza, anagraficamente, in quali attività sopra elencate erano esperti i soggetti del libro. L'entusiasmo per l'arte e la necessaria stringatezza dell'esposto non hanno potuto dare all'autrice lo spazio per una ricerca mirata in tal senso, ma a me cui i ricordi dell'"Opra de' Pupi" suscitano ancora echi di poesia eroica e tragica e di valori oggi al tramonto (se non persi), la figura degli operanti del tempo nostro, quali che siano state le specifiche capacità all'interno dell'Opera dei Pupi, restano a ricordo e simbolo di un teatro che gli eventi bellici e post-bellici emarginarono dal gusto ingenuo e dal bisogno di affabulazione dei ceti popolari.
Così rivediamo Don Biagio Mirabella, placido e patriarcale gestore dell'Opera dei Pupi di via Abate Ferrara a Catania, dove accanto ai pupi andavano in scena i drammi ottocenteschi in prosa (a soggetto) derivati dai romanzi popolari sociali: Musolino, Turi Malacorda, Enrico Balata ecc. Ivi si poteva assistere anche alle sceneggiature napoletane e poi anche al varietà con le ballerine in bikini! Ricordo ancora Nino Insanguine nel suo teatro di via Tipografo (ormai scomparsa dalla toponomastica catanese), florido puparo dalla voce potente con cui sedava il suo pubblico inquieto e rumoroso. Scrisse e mise in scena molti drammi in prosa del repertorio popolare dove Egli dominava la scena con piglio eroico ed appassionato. Nel suo curriculum troveremo anche meritorie campagne teatrali coi pupi, nelle colonie e nel territorio nazionale.
Come non pensare ai fratelli Laudani nel loro teatro di via Plaja a Catania, dove, accanto alle vicende paladinesche carolingie (la "Storia di Orlando"), mettevano in scena anche la "Storia Greca", un ciclo che andava dalla guerra di Troia alla vita di Alessandro Magno!
Severi e decorosi nella figura, taciturni e pensierosi nello sguardo, mostravano una partecipazione alla loro Opera dei Pupi quasi morbosa. Curavano i pupi con scrupolosa attenzione e ne rimediavano giornalmente i danni e l'usura provocata dalla messinscena della sera precedente.
Ancora è doveroso ricordare Salvatore Faro, bonario e garbato puparo sorridente e accattivante. Era stato un fabbricante di lumi, poi gelataio ambulante. Dopo aver gestito teatri "d'Opra de' Pupi" a Catania e nella provincia, si diede a fabbricare pupi per i rivenditori di souvenir.
Ancora: Giuseppe Cifalà e Nunziata Insanguine di cui ho pochi ricordi diretti. Mio padre me ne parlava con grande riguardo, segnatamente, della bravura della Nunziata nella gestione del locale. Il loro teatro, si trovava in via Piombai nel quartiere di San Cristoforo a Catania, ormai in rovina, ma mostra ancora all'interno le tracce delle decorazioni del tempo. C'era anche Biagio Sgroi, un singolare e fantasioso puparo di antica scuola che a Picanello (quartiere di Catania), lasciò ricordi di messinscena di estrema ortodossia marionettistica come era stata quella di Emilio Musumeci, seguace dello stile di Gaetano Crimi e di Raffaele Trombetta (a cui si deve la nascita del personaggio "Uzeta"). Ricordo, altresì, Mannino che chiuse la sua carriera di puparo come voce dei pupi dell'Opera di Natale e Pippo Napoli, i figli di Don Gaetano. Non ho ricordi dei pupi del teatro di Peppe Chiesa mentre o chiari ricordi di Don Gaetano Napoli, dei suoi figli, (conobbi, ancora ragazzo, un figlio di questi, Orazio, che è rimasto tra i vecchi pupari come un paradigma del maneggio dei pupi) e dei suoi nipoti. Nei suoi teatri di via Canfora prima e di via Consolazione poi (1940) vidi e partecipai alle "storie" dei loro pupi curate da mio padre nella messinscena. Di Natale e Pippo Napoli ho ricordi di intensa collaborazione e di sincera amicizia.
Appassionati dell'arte marionettistica e delle "storie", i pupari, come il pubblico, ne subivano il fascino. Gli eroi paladini cui davano vita ed il complesso dei caratteri con cui distinguevano i personaggi-pupi sulla scena, influenzavano il loro temperamento, lo stile di vita, i loro rapporti esistenziali e le loro scelte. I miei ricordi registrano molte di quelle figure ritrovate nel libro della Maiuri, tenuto conto dei "tempi difficili" cui vanno collocati. Fondamentalmente quei ricordi mi portano a figure di artigiani/artisti di condizione popolare e perciò scarsamente scolarizzata, ma di notevole vocazione teatrale ed artistica, di modesto tratto umano ma di intenso e sofferto vivere quotidiano.
Religiosi e osservanti, mettevano in scena "cose del Signore" per la Pasqua, il Natale e la vita dei santi della cristianità. Le loro vicende terrene si registrerebbero fra asperità quotidiane, familiari, concorrenziali ed emulative, ma tutte segnate da slanci imprenditoriali ed artistici in un'epoca in cui "la vita in diretta", al tempo della seconda guerra mondiale e del dopoguerra, arrancava verso certezze e progresso che avrebbero corroso ed eroso il bisogno di miti antichi, i relativi riti e quella esigenza di un diverso ordine del mondo (A. Buttitta) che erano stati le vere radici sociali ed autenticamente popolari dell'"Opra de' Pupi".

Nino Amico ha scritto il lavoro teatrale
"Peppenino all'Amenano"
Farsa per pupi o per attori in tre quadri, in vernacolo catanese.
Il lavoro è inserito in appendice al libro di Gaetano B.G. Mustica: EPOS SICILIANO - Pupi e Miti rinverditi.

NINO AMICO
Un medico erede di pupari
di Celina Maccarone

La N.O.di S. canta Martoglio

Nino Amico con i suoi pupiDi lui si può dire che é, che sa e che sa fare! Naturalmente parliamo di Nino Amico. Discendente da una tra le più prestigiose famiglie di pupari, che hanno animato i teatri popolari catanesi dalla fine del 1800 al 1941, Nino Amico ha ereditato dai nonni Trombetta e Crimi non solo l'arte dei pupi ma, anche la passione e il sentimento che fanno di questo genere di teatro una delle espressioni artistiche più sanguigne ed ammaliatrici. Cresciuto tra le tavole degli scannappoggi e le luci dei boccascena, ha avuto come unici maestri, nell'arte della marionettistica, i suoi genitori, a loro volta allievi di Don Raffaele Trombetta. Ha intrapreso studi classici e, senza mai abbandonare l'arte appresa in famiglia, ha proseguito il suo percorso laureandosi in medicina ed esercitando la professione di medico fino al 1997.
Ricco del suo bagaglio culturale, che spazia dalle scienze umanistiche alle scienze positive ("del resto il sapere è uno", tiene a precisare) egli sa dissertare sull'Opera dei Pupi scomponendo l'argomento in vari colori, come un fascio di luce nelle varie facce di un prisma. Ad ogni colore corrisponde un particolare aspetto o punto di osservazione che può far riferimento ora alle tecniche di animazione, agli intrecci delle storie, agli aneddoti intorno a pupi, pupari e pubblico dell'epoca... E a sua volta, nella trattazione di ciascun argomento si muove con disinvoltura tra letteratura, storia, psicoanalisi, semantica, etica, religiosità popolare... Insomma, per rimanere nella metafora della luce, diciamo che possiamo scandagliare l'intero spettro dei colori dell'arte della marionettistica! Nelle sue conferenze, che ama definire "chiacchierate sui pupi", riesce ad incantare il pubblico più eterogeneo proprio perchè sa "declinare" la materia in ogni suo aspetto, offrendo a ciascuno quanto desidera conoscere rispetto a questo o quell'aspetto dell'opera dei pupi. Non mancano certo i riferimenti alle tecniche costruttive in quanto il dottor Amico ha dimostrato di saper progettare e costruire un teatro dell'opera dei pupi dal primo all'ultimo chiodo, pupi compresi... proprio come chi sa fare!
Il suo punto di vista sulla materia in questione, quindi, comprende la testimonianza, il sentimento, l'elaborazione culturale ed intellettuale, la partecipazione e motiva e la competenza. Non possiamo perdere l'occasione di arricchirci di qualche suo contributo, ed è per questo motivo che gli chiediamo di "raccontare", periodicamente, alcuni aspetti del teatro dell'opera dei pupi che riguardano, in particolare la città di Catania e i catanesi.



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