I Trovatori

Centro Studi Storico-Sociali Siciliani

Parte della Conferenza: "La poesia e la prosa attraverso i secoli" relatore Christian E. Maccarone.

Trovatori e menestrelli erranti: a cosa vi fanno pensare queste parole? Forse a canzoni che trattano di amor cortese e di cavalleria. Non siete in errore, ma il ruolo dei trovatori fu molto più complesso. Pur essendo conosciuti soprattutto per la CANÇÓ D'AMOR , o canzone d'amore - motivo per cui sono quasi sempre raffigurati con il liuto in mano, nell'atto di fare la serenata a qualche dama - l'amore non era l'unico tema che stava loro a cuore. I trovatori spesso parteciparono attivamente ai dibattiti sociali, politici e religiosi del loro tempo.
I trovatori fiorirono nel XII e nel XIII secolo in tutta quella che oggi è la Francia meridionale. Erano poeti-musicisti e scrissero in quella che era la più raffinata delle lingue volgari romanze. Si chiamava lingua d'oc*, ed era la lingua parlata in quasi tutta la Francia a sud della Loira e nelle regioni confinanti dell'Italia e della Spagna.
Sull'origine della parola "trovatore" si è discusso molto, ma sembra derivi dal verbo occitano trobar, che significa "comporre, inventare, trovare". Pertanto, i trovatori erano coloro che sapevano trovare la parola o la rima giusta per verseggiare con eleganza. Le loro poesie erano messe in musica e cantate. Viaggiando di città in città, spesso accompagnati da menestrelli di professione detti giullari, i trovatori cantavano le loro canzoni accompagnandosi con arpa, viella (o fidula, l'antenata della viola), flauto, liuto o chitarra. Alle corti dei ricchi come pure nei mercati o nei tornei, nelle fiere, nelle feste religiose e non, ogni intrattenimento formale prevedeva di solito qualche esibizione musicale.

Origini diverse

I trovatori avevano origini diverse. Alcuni venivano da famiglie nobili, qualcuno era re, altri erano di origini più umili ma riuscirono ugualmente a divenire trovatori. Alcuni fecero fortuna. Molti erano parecchio istruiti e avevano viaggiato molto. Tutti avevano studiato a fondo le regole della galanteria, della buona educazione, della poesia e della musica. Secondo una fonte, un buon trovatore doveva "conoscere alla perfezione tutte le notizie di attualità, ripetere tutte le tesi significative delle università, essere bene informato sui pettegolezzi di corte,... essere in grado di improvvisare dei versi a un signore o a una dama e saper suonare almeno due degli strumenti allora in voga a corte".
Lo sviluppo del commercio nel XII secolo portò grande ricchezza nelle regioni della Francia meridionale. La ricchezza significò più tempo libero, un maggior grado di istruzione e gusti più raffinati per quanto riguarda l'arte e il vivere elegante. I grandi signori e le dame della Linguadoca e della Provenza erano i più devoti mecenati dei trovatori. I poeti godevano di grande prestigio e finirono per influenzare molto il gusto, la moda e le maniere dell'aristocrazia. Fu grazie a loro che nacquero i balli da sala in Europa. La New Encyclopaedia Britannica afferma, però, che "il loro grande merito fu creare attorno alle dame di corte un'atmosfera di raffinatezza e di cortesia senza precedenti".

Un nuovo rispetto per le donne

Quando un uomo apre la porta a una donna, l'aiuta a infilarsi il cappotto o compie uno degli innumerevoli gesti di cortesia con cui da secoli nell'Europa occidentale si dà la precedenza alle signore, sta perpetuando un'usanza che probabilmente ebbe inizio con i trovatori.
L'atteggiamento medievale nei confronti delle donne risentiva molto degli insegnamenti della chiesa, che considerava la donna responsabile della caduta dell'uomo nel peccato e della sua cacciata dal Paradiso. La donna era una tentatrice, uno strumento del Diavolo, un male necessario. Il matrimonio era spesso visto come una condizione degradata. Il diritto canonico consentiva di picchiare la moglie e di ripudiarla, contribuendo così a umiliare e a soggiogare le donne. Sotto quasi ogni aspetto la donna era considerata inferiore all'uomo. Ma con l'arrivo dei trovatori, la mentalità degli uomini cominciò a cambiare.
Il primo trovatore di cui si abbia notizia fu Guglielmo IX, duca d'Aquitania. La sua produzione poetica fu la prima a contenere gli elementi che caratterizzarono l'originale concetto trobadorico dell'amore, che venne poi chiamato "amor cortese". I poeti provenzali stessi lo chiamavano verai'amor (amore vero) o fin'amor (amore sublime). Era un concetto rivoluzionario, in quanto ora la donna non era più relegata in una posizione di abietta inferiorità rispetto all'uomo.
La poesia trobadorica conferiva alla donna grande dignità, onore e rispetto. Ella diventava l'incarnazione di qualità nobili e virtuose. Alcune canzoni lamentavano la fredda indifferenza della dama nei confronti del poeta-ammiratore. Almeno in teoria, l'amore del trovatore doveva rimanere casto. Il suo obiettivo principale non era possedere la dama, bensì il raffinamento morale che l'amore per lei gli ispirava. Per rendersi degno, l'aspirante poeta doveva coltivare umiltà, padronanza, pazienza, lealtà e tutte le nobili qualità che la dama possedeva. In questo modo l'amore poteva trasformare anche l'uomo più rozzo.
I trovatori credevano che l'amore cortese fosse la fonte del raffinamento sociale e morale, che gli atti cortesi e le nobili gesta nascessero dall'amore. Quest'idea venne elaborata e diventò il fondamento di un intero codice di condotta che, con il tempo, fu assorbito anche dalla gente comune. In contrasto con la società feudale, rozza e brutale, era iniziato un nuovo modo di vivere. Ora le donne si aspettavano che i loro uomini fossero altruisti, premurosi e gentili: in una parola, gentiluomini. Ben presto l'arte dei trovatori si diffuse in buona parte d'Europa. In Spagna e in Portogallo le loro tematiche ebbero grande fortuna. Nella Francia settentrionale fiorirono i trovieri, in Germania i Minnesänger, e anche l'Italia ebbe i suoi trovatori. Il tema trobadorico dell'amore cortese, unito agli ideali cavallereschi, diede origine a un genere letterario noto come romanzo cavalleresco**. Ad esempio, fondendo l'ideale dell'amore cortese con leggende della Bretagna celtica, il troviero Chrétien de Troyes celebrò le virtù della generosità e della protezione dei deboli nei racconti di re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda.

La loro influenza sulla società

Anche se la maggior parte delle canzoni dei trovatori tesseva le virtù dell'amore cortese, altre trattavano le questioni sociali e politiche dell'epoca. Martin Aurell, autore del libro La vielle et l'épée(La viella e la spada), ha spiegato che i trovatori 'parteciparono attivamente ai dibattiti che dividevano i loro contemporanei e che con le loro opere contribuirono addirittura al successo dell'una o dell'altra fazione'.
A proposito della posizione singolare che i trovatori occupavano nella società medievale, Robert Sabatier afferma: "Mai era successo che dei poeti godessero di un simile prestigio; mai nessuno aveva avuto tale libertà di parola. Lodavano e rimproveravano, davano voce al popolo, influivano sugli orientamenti politici e divennero veicolo di nuove idee". -- La Poésie du Moyen Age (La Poesia del Medioevo).

Mezzi di informazione dell'epoca

Si può ben dire che, molto prima dell'invenzione della stampa, i trovatori e altri menestrelli erranti furono i mezzi di informazione dell'epoca. I menestrelli medievali viaggiavano da una nazione all'altra. In tutte le corti europee (dovunque andassero, da Cipro alla Scozia, dal Portogallo all'Europa orientale) raccoglievano notizie e si scambiavano storie, melodie e canzoni. Le melodie orecchiabili delle canzoni dei trovatori, che in breve tempo venivano trasmesse oralmente da un giullare all'altro, finivano per essere imparate dalla gente, e influenzavano moltissimo l'opinione pubblica, spingendo la popolazione a schierarsi a favore dell'una o dell'altra causa.
Una delle molte forme poetiche usate dai trovatori è il cosidetto sirventese, che letteralmente significa "canzone del servitore". Alcuni sirventesi smascheravano l'ingiustizia dei governanti. Altri esaltavano gesta eroiche, altruismo, generosità e misericordia, mentre criticavano crudeltà e barbarie, codardia, ipocrisia ed egoismo. I sirventesi dell'inizio del XIII secolo offrono agli storici uno spaccato del clima politico e religioso della Linguadoca in un periodo di grandi cambiamenti.

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Critiche alla Chiesa

Con il fallimento delle crociate, molti cominciarono a mettere in discussione l'autorità spirituale e temporale della Chiesa Cattolica. Il clero pretendeva di rappresentare Cristo, ma si comportava in modo molto diverso da lui. L'ipocrisia, l'avidità e la corruzione degli ecclesiastici divennero note a tutti. Vescovi e preti, sempre assetati di ricchezze e di potere, favorivano i ricchi. Trascurando i bisogni spirituali dei poveri e del ceto medio finirono inevitabilmente per alimentare il dissenso. In Linguadoca molte persone del ceto medio come pure i nobili erano istruiti. Lo storico Hugh R. Trevor-Roper osserva che i laici, essendo più istruiti, scoprivano che la chiesa del XII secolo "era ben diversa dagli antichi modelli che professava di imitare". Aggiunge che molti cominciavano a pensare: "E quanto ancor più differente... la Chiesa... dei tempi prima di Costantino, la Chiesa degli apostoli,...delle persecuzioni: una Chiesa senza papa e vescovi feudali o ricchi finanziamenti, o dottrine pagane o qualche nuovo articolo di fede calcolato per aumentare la sua ricchezza e il suo potere!"
La Linguadoca era una regione tollerante. I conti di Tolosa e altri governanti delle regioni meridionali concedevano alla gente libertà di religione. I Valdesi avevano tradotto la Bibbia nella lingua d'oc e la stavano predicando con zelo, a due a due, in tutta la regione. Anche i catari (noti pure come albigesi) diffondevano la loro dottrina e facevano molti convertiti tra i nobili. Molti sirventesi dei trovatori rispecchiavano la delusione, la mancanza di rispetto e il disgusto che la gente provava nei confronti del clero cattolico. Un sirventese, il nobiluomo Gui de Cavaillon condanna gli ecclesiastici per aver "abbandonato la loro vocazione originale" in favore di interessi più mondani. I testi dei trovatori mettevano in ridicolo l'inferno di fuoco, la croce, la confessione e l'acqua "santa". Si facevano beffe delle indulgenze e delle reliquie e satireggiavano i preti immorali e i vescovi corrotti definendoli "traditori, bugiardi e ipocriti".

La lotta della Chiesa contro la libertà

La Chiesa Cattolica, tuttavia si riteneva superiore a qualsiasi impero e regno. La guerra divenne il suo strumento di potere. Papa Innocenzo III promise la ricchezza di tutta la Linguadoca all'esercito che fosse riuscito a sottometterne i prìncipi e ad eliminare ogni dissenso nelle regioni meridionali della Francia. Quello che seguì fu un periodo di torture e di stragi tra i più sanguinosi che la storia francese ricordi. Fu chiamato la crociata contro gli albigesi (1209-29). I trovatori la definirono la "falsa crociata". Le loro canzoni espressero indignazione per la crudeltà della Chiesa nei confronti dei dissidenti per il fatto che il papa offriva a chi uccideva i dissidenti francesi le stesse indulgenze offerte a chi uccideva i musulmani, considerati infedeli. Con la crociata contro gli albigesi e L'Inquisizione che seguì la Chiesa si arricchì grandemente. Intere famiglie furono diseredate, e le loro terre e le loro case vennero confiscate.
Accusati di essere eretici catari, quasi tutti i trovatori si rifugiarono in paesi meno ostili. Questa crociata segnò la fine della civiltà occitana, del suo modo di vivere e della sua poesia. I decreti dell'Inquisizione proibirono di cantare o anche solo di canticchiare a bocca chiusa le canzoni dei trovatori. Ma la loro eredità non andò perduta. In effetti, le loro canzoni anticlericali prepararono il terreno per quella che sarebbe stata la Riforma. Sì, i trovatori possono essere ricordati non solo per le loro canzoni d'amore.
Awake! February 8, 1998


*A quel tempo in Francia il latino ereditato dalle legioni romane, la cosiddetta lingua romana, aveva dato luogo a due lingue volgari: nella Francia meridionale si parlava la lingua d'oc (detta anche occitano o provenzale), mentre nella Francia settentrionale si parlava la lingua d'oil ( una forma arcaica di francese chiamata a volte " francese antico"). Queste due lingue venivano distinte l'una dall'altra con la parola usata per dire "sì". Nel Sud tale parola era oc ( dal latino hoc); nel Nord era oïl (dal latino hoc ille), da cui deriva il francese moderno oui.


**Con il termine roman (romanzo) si designava qualsiasi opera scritta nel volgare del Nord o del Sud della Francia. Molti di questi racconti cavallereschi trattavano il sentimento dell'amore cortese, per cui divennero il modello di tutto ciò che è considerato romantico.


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